TEATRO E CARCERE IN ITALIA E IN EUROPA

Abbiamo scelto di lavorare in carcere venti anni fa, prima dalle donne, poi dagli uomini e per due anni anni anche con i ragazzi reclusi.
Abbiamo intrecciato le prime partiture da improvvisazioni giocate con le maschere, ascoltato canzoni, poesie e storie. Trasformato parole o storie di vita … Parole e storie che venivano immediatamente comprese ed amplificate nel luogo non luogo che è il carcere…

… Il progetto europeo da noi realizzato grazie a Cultura 2000 e intitolato “Diario di viaggio da luoghi reclusi Cambridge, Belfast, Parigi, Wüppertal, Berlino, Milano, Roma, Reggio Calabria” (da cui è nato il Prison Art Network) dove una carovana di artisti europei entravano e uscivano dalle carceri delle città coinvolte con pubblici diversi creando e sinergie e ponti fra il dentro e il fuori con un grande risultato di partecipazione al progetto artistico itinerante…

… Nel carcere maschile bulgaro di Lovech, solo un anno fa, dove grazie al PAN siamo riusciti a realizzare il primo laboratorio per i detenuti e forse la prima e ultima rappresentazione teatrale… Sono state ammesse a partecipare solo la delegazione europea e sono state invitate solo le autorità istituzionali.
I detenuti di Lovech, aggrappati alle grate del vecchio carcere, hanno visto entrare sì le autorità, sì la delegazione europea, ma non hanno potuto vedere i loro dodici compagni detenuti recitare.

Molti altri progetti sono stati realizzati negli ultimi anni a livello europeo (da The Will2Dream a Movable Barres alle edizioni italiane dell’Edge Festival), alcuni hanno lasciato traccia, altri sono ancora percorsi inediti o da valorizzare…

… Abbiamo messo in scena Victoria Station, breve piece teatrale e radiodramma di Harold Pinter, per innumerevoli allestimenti dentro e fuori le carceri italiane…
“274 dove sei?… 274 dove sei?” … Ugo e Luigi, Pietro e Gilberta, Neal e Roberto, innumerevoli coppie di voci hanno interpretato il nostro percorso verso Victoria Station tra il dentro e il fuori…

…Il nostro “diario di viaggio” artistico e pedagogico in europa continua ad essere scritto grazie alla collaborazione del Prison Art Network, coordinato dal Manchester City College, e altre realtà con cui stiamo realizzando nuovi progetti, nuovi spettacoli e laboratori…

…Sperando che gli sforzi futuri del teatro e carcere vedano il cammino della nostra utopia concreta sempre più indirizzto verso la terra di nessuno… quella per intenderci dei detenuti di Lovech…

Donatella Massimilla “Lettera dall’Italia – Girovagando per l’Europa
da “Recito, dunque so(g)no – Teatro e carcere 2010
di Emilio Pozzi e Vito Minoia
Edizioni Nuove Catarsi

Un chiarimento, anzitutto, sul titolo: quella g inserita quasi con violenza in mezzo alla parola sono sta a significare il valore di un senso doppio, condizione di realtà e di fantasia, al tempo stesso, un modo di evadere dalla triste quotidianità. E rappresenta il filo rosso di un percorso che mentre cronisticamente raccoglie opinioni ed esperienze vissute in anni di frequentazioni delle carceri, innalzando il vessillo del teatro, al tempo stesso fornisce lo spunto per considerazioni su un mondo conosciuto male, spesso retoricamente, a volte rifiutato, altre volte volutamente ignorato. Essere e sognare, dunque. Sognare per essere. Il teatro è una piccola chiave di lettura, aiuta a decodificare sentimenti e ragioni, a rompere tabù, a mettere a nudo ipocrisie ed egoismi. La recita è una metafora, una maschera che sa diventare nuda (Pirandello docet). E si fa e si è fatto teatro in ogni luogo in cui l’essere umano perde la libertà: anche nei campi di prigionia, deposito dei vinti delle guerre, nei gulag della Siberia, nei lager nazisti. La nostra attenzione si è però principalmente concentrata sui luoghi di ordinaria carcerazione, in Italia, dove scontano condanne, i ritenuti colpevoli ( ma anche gli innocenti) di reati previsti dall’attuale Codice penale.

Dalla premessa degli autori Emilio Pozzi e Vito Minoia
Recito, dunque so(g)no – Teatro e carcere 2010
Edizioni ENC

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